Tecnologia e lavoro: le nuove professioni

Pubblicato 23 novembre, 2017 · 3 min. lettura

Solo dieci anni fa Facebook era una sorta di “bar sport globale”. Oggi lo si usa per informarsi, per lavorare meglio ed è diventato anche creatore di nuove professioni. Alla faccia di quelli che pensavano fosse una effimera moda del momento. Ebbene sì. La tecnologia negli ultimi dieci anni ha creato un ampio ventaglio di nuove opportunità di lavoro. Alcune hanno avuto un ciclo di vita brevissimo, altre si sono evolute, altre ancora stanno prendendo forma oggi. Noi abbiamo scelto, tra quelle identificate dal World Economic Forum, le più originali o innovative e, su di esse, abbiamo fatto una riflessione sulla loro “speranza e qualità di vita”. Cari nati dal 2000 in poi, sapete cosa fare da grandi

1. Il Social Media Manager?

Beh con piattaforme che contano centinaia di milioni di utenti, sicuramente questo lavoro andrà alla grande. A patto che si “professionalizzi”. I tempi degli “smanettoni” che gestiscono le pagine aziendali con l’anarchica creatività di quelle personali stanno finendo. Per le aziende i social media ormai sono strumenti di marketing “a tutto tondo”. E quindi, non basta qualche tutorial o la propria esperienza privata. E neppure creare contenuti interessanti. Intendiamoci, tutto questo serve, ma solo se innestato su una bella piattaforma di cultura di marketing e comunicazione.

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2. Lo sviluppatore di app?

Noi di CornerJob potremmo forse non pensare che sia una lavoro con un grande futuro? Beh i dati ci danno ragione. Il mercato degli smartphone ha raggiunto la metà della popolazione mondiale e le App presenti sui principali store sono ormai prossime ai due milioni. Ma molte di esse nascono e muoiono in poche settimane. Perché sono inutili. O perché non sono redditizie per i publisher. Quindi l’asticella è molto in alto. Lo sviluppatore di App deve essere sempre più in grado di capire come coniugare la sua nobile creatività con il volgare ROI. Perché, ahimè o per fortuna, gli investitori non elargiscono più milioni con tanta disinvoltura.

3. L’autista Uber?

Si, parliamo del “tecnotassista” che tutti i tassisti tradizionali vorrebbero morto. Se volete fare questo lavoro per farvi un gruzzoletto di scorta, accomodatevi. Ma sbrigatevi. Non tanto per timore di rappresaglie con i tassisti. Semplicemente perché Uber sta guardando con grande appetito alle auto che si guidano da sole. Che però non si riparano da sole. Quindi magari cominciate a fare i tecnotassisti, ma con l’idea di convertirvi presto in tecnomeccanici ed esperti di automotive software.

4. Il “nuvolista”?

Senza ombra di dubbio gli esperti di cloud computing saranno sempre più ricercati e apprezzati. La nuvola è una realtà per chiunque da qualche anno. E chi sa gestirla, progettarla ecc. ha davanti a sé un cielo professionale terso. Una curiosità: il termine cloud computing ha già 13 anni.

5. L’analista di Big Data?

Siamo nella civiltà dell’informazione e la massa dei dati cresce a ritmi esponenziali. Ma se non c’è nessuno in grado di analizzarla e processarla è come se non esistesse. Quindi, si, anche gli analisti di big data cresceranno allo stesso ritmo. E ce ne sarà sempre più bisogno.

6. L’operatore di droni?

Da evoluzione dei vecchi aeromodelli giocattolo radiocomandati oggi i droni sono impiegati un po’ ovunque. Nel cinema come nella meteorologia, nella scienza come nell’industria della difesa. Ed è fin troppo ovvio che il loro impiego registrerà un ulteriore aumento, che a sua volta richiederà persone in grado di “pilotarli” e di elaborare le informazioni che questi velivoli raccolgono.

7. Lo youtuber?

Da quando Youtube da canale di videosharing si è trasformato in piattaforma di personal broadcasting è letteralmente esplosa. E chi ci ha saputo fare è diventato ricco e famoso. Parliamo di personaggi come Fedez, Clio Zammatteo, FaviJ, Fank Matano, The Jackal e tanti altri. Molti affermano che si tratta di una moda passeggera che si esaurirà in poco tempo. Però, come abbiamo già detto, anche ai tempi di Facebook erano in tanti a pensare lo stesso. E invece…

 

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