Posto fisso? No grazie, sono Millennial

Pubblicato 21 settembre, 2017 · 3 min. lettura

Millennial & Co. Di cosa stiamo parlando?

Sicuramente la società negli ultimi trent’anni ha registrato un cambiamento di paradigma maggiore di quello dell’intero secolo scorso. E le nuove generazioni, cresciute a pane e smartphone sicuramente non sanno che in un tempo neanche poco lontano una “banalità” come le videochiamate si vedevano solo nei film di fantascienza. E questo è un primo dato certo. Per amore di precisione quindi ci limitiamo a dire che i Millennial raccolgono i nati fra gli anni ’80 e il 2000. Con un distinguo tra i “vecchi” millennial (quelli cioè che sono cresciuti a contatto con un livello tecnologico abbastanza avanzato) e i più giovani (che hanno come lingua madre quella normata dalla grammatica dei social media). I primi sono la generazione Y, i secondi la Z. Gli Xennial infine sono quelli che stanno tra la generazione X e i millennial. Questa infografia ci aiuta a fare un po’ di chiarezza:

Infografica millennial

 

Millennials e percorso professionale

È vero: queste generazioni parlano un linguaggio nuovo rispetto ai loro predecessori. Ma soprattutto “pensano” diversamente alla loro vita e, all’interno di essa, al peso e alla pianificazione del loro percorso professionale. Consci di questo fatto, noi di CornerJob siamo scesi “on the road”, li abbiamo raccolti e li abbiamo messi a confronto, nell’ambito di un ciclo di eventi, con alcuni HR manager un po’ più grandicelli di loro.

 

 

Sorpresa! Il dialogo intergenerazionale si è dimostrato molto più complesso del previsto. Perché alcuni paradigmi consolidati sono decisamente cambiati. E quindi è opportuno apprendere qualche pillola di conoscenza di questa nuova grammatica per ristabilire il dialogo.


Cultura del posto fisso versus progetto di vita “olistico”

Il posto fisso non esiste più. Bene, perché le nuove generazioni non lo desiderano proprio. Da subito, intendono il percorso professionale come una delle variabili di un progetto di vita più ampio. Comprende fattori come compatibilità con la sfera affettiva, con il proprio sistema di valori personali e sociali e con la loro crescita culturale. Se l’azienda non è coerente con questo progetto personale, cercano altrove. Non solo: i giovani sanno che crescendo il progetto si arricchisce e quello che oggi risponde ai loro obiettivi, potrebbe non funzionare più domani. Passare l’intero percorso professionale in un’unica azienda? “Non esiste proprio!”.

Posto fisso? I Millennial proprio non ci pensano! Condividi il Tweet


Il job-hopping  

Le generazioni precedenti tradizionalmente, e soprattutto al debutto professionale, si approcciavano al potenziale datore di lavoro con un certo senso di sudditanza. E quindi alla richiesta di un colloquio non si diceva mai di no e la leva del potere era quasi totalmente in mano all’azienda. Oggi non è più così. Addirittura può capitare che un HR manager si senta rispondere “grazie non mi interessa” anche alla richiesta di un primo colloquio esplorativo. I millennial hanno la tendenza a saltare da un lavoro ad un altro. Cercano informazioni sui social media per capire se una certa posizione o una certa azienda è interessante o meno. E se non trovano quello che cercano è possibile che continuino a cercare.

 

Millennial_e_recruiting_Report_CornerJob_2018

 

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