Il lavoro per i Millennial? Questione di valori!

Pubblicato 1 febbraio, 2018 · 3 min. lettura

Sono più di dodici milioni i millennial che stanno facendo i loro primi passi nel mondo del lavoro e sono, per oltre l’80%, persone molto informate. Usano i social media, le app, e, per loro, il lavoro non è solo vendita di tempo in cambio di un salario a fine mese.  È parte della loro vita. Non ti sorprendere quindi se, quando li chiamerai per il fatidico primo colloquio, loro probabilmente oltre a sapere già molte cose di te, avranno già controllato alcune informazioni sull’azienda che tu gli presenterai. Noi li abbiamo intervistati e abbiamo cercato di capire quali sono le leve motivazionali che guidano la loro ricerca del lavoro. Eccole qui.

 

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1. Il fattore umano

Troppe volte sono state pronunciati concetti come “diversity management”, “grande famiglia”, “solidarietà” e “organizzazione collaborativa”. Troppe volte questi stessi concetti sono risultati poco più che dichiarazioni di intenti. Loro lo sanno. Prima dell’incontro hanno parlato con amici che già lavorano nella tua azienda o amici di amici che conoscono perfettamente quello che succede. Non solo. In 20 minuti su Facebook, gli eventuali scheletri nell’armadio escono in tutta la loro cruda verità. Non ti stupire quindi se chiederanno cose che forse non li riguardano direttamente ma che hanno a che fare con la percezione della sensibilità dell’azienda circa la vita dei suoi dipendenti. Parliamo di cose come le politiche di protezione circa la maternità, la malattia, atteggiamenti verso le discriminazioni o altro. Rispondi sinceramente. Tanto se non sono state adottate misure in tal senso, è molto probabile che siano allo studio.

 

2. La flessibilità

Non pensare che i millennial siano una generazione riluttante alle regole. Il fatto è che hanno un progetto di vita che non include solo il lavoro e vogliono capire se la tua proposta sarà coerente con questo progetto. Il che significa che sono in grado di lavorare, e meglio, se non si sentono addosso l’ansia del cartellino e degli orari. Non storcere il naso. La produttività si misura con gli obiettivi raggiunti, non nelle ore passate in ufficio. E il rapporto professionale è fatto di fiducia, non di burocrazia. Sicuramente parole come “smart-working” non ti sono estranee. Perché quindi non cominci a vedere come funzionano? Ne rimarrai sorpreso!

 

3. Il job-hopping

Molti profili che ti sono arrivati probabilmente mostrano molte esperienze professionali di breve durata. Non giudicarle negativamente. Molte di esse sono frutto della precarietà e di contratti di breve durata. Il fatto di accettarli è quindi indice di necessità e di ottima volontà. Altre volte si tratta invece di promesse non mantenute. Nella ricerca di lavoro, molti giovani incontrano annunci che, alla prova della verità, non corrispondono alle aspettative.

Il posto di “tutta una vita” non è più un valore per i millennial Condividi il Tweet

Ma un posto che possa garantire diverse esperienze, magari in luoghi diversi e con traguardi differenti è sicuramente attraente. I millennial sono poco fedeli all’abitudinarietà, ma molto all’entusiasmo di nuove e continue sfide.

 

job hopping

 

4. L’ascolto

Una delle caratteristiche principali delle nuove generazioni è la capacità di produrre idee innovative. Non amano sentirsi semplicemente ingranaggi di una macchina, ma protagonisti di quello che fanno. Perché hanno idee che probabilmente possono portare la macchina a produrre risultati più importanti di quelli inizialmente previsti. Non sempre è arroganza. Spesso è entusiasmo. Quindi anche se sei alla prima intervista, chiedi al candidato come si comporterebbe di fronte a un problema. Il suo spirito creativo potrebbe sorprenderti.

 

5. Il senso della collaborazione

Se c’è una cosa che i millennial considerano molto è il senso della collaborazione. In un certo senso sono abbastanza allergici alle gerarchie. Ma non perché hanno perso il senso e l’importanza dei ruoli. Ma perché danno ai ruoli un significato diverso. Credono infatti che il significato di una posizione elevata non sia nel saper comandare, ma nel saper gestire. Amano le “porte aperte”, il poter entrare nell’ufficio di un capo per poter condividere con lui idee o problemi senza troppi timori. Ed è qualcosa che conviene anche a te. Perché sarà molto più facile gestire una squadra in cui il flusso di informazioni sarà onesto e trasparente, e da una posizione centrale a essa.

 

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