Le competenze chiave per il lavoro del futuro

Pubblicato 18 settembre, 2018 · 3 min. lettura

Le dinamiche del lavoro stanno cambiando sempre più velocemente. Cambia il modo di lavorare, cambia il modo di concepire il posto di lavoro, cambiano le competenze richieste. In più, l’ingresso nel mondo del lavoro dei millennial ha innescato una vera e propria rivoluzione. Quale sarà il risultato? Lo abbiamo chiesto ai recruiter e ai manager presenti sulla piattaforma di CornerJob.

 

Le competenze diventano flessibili

La specializzazione in passato è sempre stata una competenza imprescindibile. Anche nell’impresa di domani sarà importante, ma sarà altrettanto fondamentale, ad esempio, che un HR manager abbia anche conoscenze in ambito marketing o sales. Le aziende saranno sempre di più organizzazioni collaborative e opereranno “per progetti”: saper uscire dalla propria “comfort zone” sarà essenziale.

 

A trainare il lavoro del futuro sarà l’innovazione, fondamentale per creare crescita e lavoro  Emanuela Locci, Communication Manager di Google Italy

 

Le competenze umane saranno amplificate dalla tecnologia

Nonostante le ipotesi apocalittiche per cui l’uomo lavorerà al servizio di una macchina o perderà il lavoro a causa della tecnologia, i manager la pensano diversamente. Proprio perché l’Intelligenza Artificiale svolgerà le mansioni a basso valore aggiunto in modo più efficace e veloce dell’uomo, il lavoratore sarà chiamato a esprimere al massimo livello le sue migliori competenze. Anche in termini di soft skills come intelligenza emotiva, pensiero laterale ecc.

 

 

Il lavoro sarà sempre più smart e su progetto

L’efficacia e la produttività del dipendente non saranno più misurate da quanto tempo passa in ufficio, dal cartellino da timbrare e da scrivanie traboccanti di documenti. Più pragmaticamente, il lavoratore sarà valutato sulla sua capacità di conseguire risultati rispetto a progetti e compiti a lui affidati nella maniera più efficace possibile ed entro le scadenze fissate. Al controllo gerarchico si sostituirà sempre di più la delega, la flessibilità e l’autoresponsabilizzazione.

 

Anche l’ufficio sta cambiando fisionomia

Gli spazi di lavoro saranno sempre più piccoli e funzionali. Alcune aziende, ad esempio, hanno già abolito la postazione di lavoro assegnata. Quando il dipendente entra in azienda prende i suoi strumenti di lavoro da un armadietto (simile a quello delle palestre) e si reca in una stanza (non per forza connotata da una funzione aziendale) per lavorare insieme ai colleghi con cui, in quel momento, deve portare avanti un progetto.

 

Avvalersi dei migliori talenti grazie alla gig economy

Ogni azienda vorrebbe sempre avere a disposizione i migliori talenti in ogni singola funzione, ma non sempre sono disponibili. E spesso rappresentano una voce di costo importante. Grazie alla gig economy sarà possibile. Perché l’organizzazione della forza lavoro sarà sempre di più formata da consulenti, freelance, personale con incarichi a breve termine e lavoratori interinali. I millennial già ce l’hanno detto: a loro il posto fisso interessa relativamente. Ma c’è di più. Uno studio condotto da Intuit (azienda tech della Silicon Valley) prevede che entro il 2020 ben il 40% degli americani vorrebbe avere un lavoro indipendente.

 

L’opinione di Emanuela Locci, Communication Manager di Google Italy

A questo punto abbiamo verificato queste rilevazioni con Emanuela Locci, communication manager di Google Italy. “A trainare il lavoro del futuro sarà l’innovazione, fondamentale per creare crescita e lavoro”, ci ha detto. “Purtroppo ancora queste opportunità non sono per tutti. Si pensi che secondo l’Unione Europea almeno un milione di posti di lavoro non saranno coperti a causa della scarsità di competenze digitali entro il 2020. Sostenere e aiutare quante più persone possibile ad acquisire competenze digitali è una parte fondamentale del futuro. Questo si traduce in sostenere l’insegnamento della programmazione nelle scuole, incentivare e stimolare l’acquisizione di competenze digitali per qualsiasi fascia di età. Ma soprattutto entrare nella logica della formazione continua che consente di formare e riformare il capitale umano già attivo – le persone che già oggi sono inserite nel mondo del lavoro.”

 

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