Assumere un “clone” in azienda è la soluzione migliore?

Pubblicato 6 novembre, 2018 · 2 min. lettura

Quante volte, di fronte alla tua giornata di lavoro hai pensato “avrei bisogno di un clone”? Quante volte, davanti alle dimissioni di un tuo dipendente, hai organizzato il recruiting facendo riferimento ai profili che più somigliavano alla risorsa da sostituire, sia in termini di competenze, sia in termini di soft skills? Nel recruiting i tentativi di clonazione esistono davvero. E, forse, hanno un senso.

 

Recruiting: i vantaggi del clone

Soprattutto nel breve periodo, indirizzare il recruiting su profili che possiedono le caratteristiche del talento che ti ha appena lasciato o le tue, presenta alcuni indiscutibili vantaggi. La persona che sceglierai non avrà infatti problemi di integrazione con il team. Ti darà alcune sicurezze circa la sua performance, visto che ne conosci perfettamente i punti di forza. Molto probabilmente entrerai in un rapporto empatico in maniera naturale e spontanea. Anche la comunicazione sarà molto fluida ed efficace.

 

Gli svantaggi dell’assumere un clone

Le stesse ragioni che nel breve periodo possono rendere efficace il “recruiting dei cloni”, nel lungo periodo possono essere un freno. Davvero pensi di aver bisogno di qualcuno che ti rispecchi perfettamente? Magari qualcuno che, come te, abbia una personalità di tipo “A”, e quindi estroversa, che viaggia a pieno ritmo, ipersensibile, ambiziosa e anche un po’ competitiva? Se stai cercando un candidato per il settore vendite, il tuo clone può sicuramente funzionare. In fondo anche in ambito HR può andare bene, dal momento che nel recruiting stai comunque conducendo una “transazione”.

Ma se invece stai cercando qualcuno che debba, ad esempio, lavorare nell’amministrazione, nell’IT o nella progettazione? Forse un “mutante” è più adeguato. Dove per mutante intendiamo una personalità di tipo “B”. Riflessiva, molto protesa al lavoro di squadra, capace di strutturare i ritmi di lavoro senza forzature e in linea con i tempi fisiologici necessari per conseguire gli obiettivi. Avrai bisogno di complementarietà, non di specularità.

 

La soluzione? Cambiare visione

Sappiamo perfettamente che, quando un impiegato talentuoso lascia l’azienda la soluzione più pratica e veloce è il suo “clone”. Ma se invece di partire dalla soluzione partissi dal reale bisogno? Infatti quel dipendente che fino a ieri era così adeguato alla funzione che ricopriva potrebbe non esserlo più oggi. Perché nel frattempo sono cambiati i piani, le prospettive o i valori. Potresti quindi esaminare la posizione scoperta e capire, a prescindere da chi l’ha lasciata, le competenze e le soft skills più adeguate facendo un piccolo sforzo per staccarti dal passato. Il candidato che sceglierai all’inizio potrebbe richiedere un maggior impegno formativo, potenzialmente potrebbe essere percepito come un “corpo estraneo” all’interno dei team. Perché il suo “posto” all’interno dell’azienda è tutto da costruire. Ma non sarà una perdita di tempo o uno sforzo sterile. Perché la tua azienda avrà nuovi occhi con cui intercettare nuovi obiettivi. Avrà nuove energie, idee e prospettive capaci di rinnovare processi collaudati ma forse un po’ obsoleti. E poi, come dice l’imprenditore autore di “101 Startup Lessons” e contributor di Forbes George Deeb, il candidato perfetto non esiste (neppure se clonato). Probabilmente possiederà al massimo all’80% delle competenze che cerchi. Ma quella che va considerata è la crucialità del 20% mancante.